martedì 18 giugno 2013

Fano (PU), sabato 1° giugno 2013. XII POMERIGGIO LETTERARIO GLOBALE. Il bozzolo e la farfalla.


FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia
 



DUEGIORNI MARCHIGIANA.
Primo step:
XII Pomeriggio letterario globale.
"Il bozzolo e la farfalla".



Un sole tiepido e una frizzante brezza marina, insieme a tutti i componenti dell’Associazione alla Salute ONLUS Marche, hanno accolto a Fano sabato 1 giugno un centinaio di persone provenienti da tutta Italia in occasione del XII pomeriggio letterario globale, per ascoltare e vivere in diretta la teoria globale del Dr. Mariano Loiacono sul racconto Il bozzolo e la farfalla.

Locandina  a cura di Luca Pieroni

Scendendo nell’antica Sala Pedinotti del sotterraneo di Palazzo Martinozzi la luce cede il posto a un’oscurità misteriosa ma accogliente che ci prepara a ricollegarci ai nostri codici profondi spesso tralasciati nella frenetica vita quotidiana.

Ad attenderci, come sempre, Mariano Loiacono, che come Presidente della Fondazione Nuova Specie, ma soprattutto come uomo non nasconde fin da subito la sua difficile e sofferente situazione soggettiva nella quale si trova da circa tre mesi. Non nasconde il suo senso di solitudine e la sua delusione per essersi sentito ancora una volta solo nell’affrontare la chiusura del bozzolo Centro di Medicina Sociale, nel quale per 37 anni ha potuto portare avanti con teoria e prassi il suo Metodo alla Salute e ci invita fortemente a essere più solidali ed ad affrontare insieme i problemi e le sfide che si prospettano per far crescere la Fondazione Nuova Specie.

Partendo proprio dall’analisi globale dei problemi che si sono generati nella fase appena conclusa soprattutto dalla con-fusione del suo ruolo dentro alle realtà in cui aveva operato, Mariano ha individuato i punti su cui fare chiarezza e ci anticipa che ci saranno delle nuove linee guida e dei nuovi delegati per la Fondazione a cui sono state assegnate deleghe di competenza in vari ambiti.

In anteprima ci comunica che il prossimo corso di Epistemologia globale che si terrà a febbraio 2014 sarà organizzato dalla Marcagna e sarà tenuto insieme a lui in quanto parte “Spirito”, anche da Silvio Boldrini, simbolo della parte “Figlio” e da Barbara Loiacono, simbolo della parte “Padre/Madre” . La loro sinergia andrà a formare una metafora dell’Uno Trino nell’inedita conduzione di questo importante corso.

A Barbara viene donato da parte dell’Alsa Marche il suggestivo quadro dell’artista globale Michela Garbati “Il salto precipiziale” come metafora del salto che si sta accingendo a compiere affiancando Mariano LoiaconoSilvio Boldrini, e come augurio ad esprimere sempre più liberamente la sua specificità e di sentirsi uguale nella diversità nel rapporto con essi.



Il secondo bozzolo che si è chiuso per Mariano Loiacono dopo 25 anni è il rapporto con l’Università di Urbino per mezzo del Prof. Giuliano Piazzi, ora in pensione. Alla ricerca ma soprattutto al coraggio di compiere scelte nuove rispetto all’ambiente in cui ha operato egli ha voluto rendere onore definendolo “Il nuovo Copernico della Sociologia” nel saggio di nuova pubblicazione Nuova Specie.
Mentre il Chrònos scorre inesorabilmente quasi a ricordarci che tutto nella vita è transitorio, ci avviciniamo al cuore pulsante del pomeriggio e accompagnati da Mariano ci addentriamo oltre le semplici parole del racconto “Il bozzolo e la farfalla” per carpirne il valore vitale





 

Innanzitutto, l’esperienza di un contadino globale sa che la vita dentro il bozzolo, o bocciolo, è iniziata molto prima del momento in cui si percepisce la presenza della farfalla
 


Le fasi di passaggio sono infatti quattro
  1. nella prima l’uovo è deposto da un’altra farfalla;
  2. nella seconda, dall’uovo che si schiude nasce il bruco che per nutrirsi divora l’uovo stesso facendolo rimanere parte integrante della sua esistenza. Poi il bruco fa la “muta” per 4/5 volte, riprendendosi quindi varie parti; 
  3. la terza fase è quella della crisalide, ossia quando il bruco è maturo si fissa a un ramo o a una foglia a testa in giù, proprio come il feto nel grembo di una donna, e inizia a tessere il suo bozzolo nel quale rimarrà fino a quando diventerà un lepidottero (che significa ali a scaglie) e inizierà la sua battaglia per l’uscita;
  4. se riuscirà ad attraversare il piccolo buco passerà alla quarta fase in cui diviene una vera e propria farfalla variopinta e particolare che nella sua breve vita creerà la sua nuova discendenza.
 

 
 
È così che la farfalla compie il suo “Viaggio trasmutativo” come viene accuratamente sottotitolato da Mariano il racconto, sottolineando l’importanza del viaggio continuo e transitorio della vita che unicamente mediante le difficoltà e gli ostacoli può permetterci di crescere ed esprimere creativamente la nostra specificità.

Le fasi del processo trasmutativo della farfalla sono anche la metafora di come la terra e il cielo si fondono.


Tutte le fasi di crescita e trasformazione sono importanti e specifiche; non possono prescindere le une dalle altre e solamente un accompagnatore devoto, paziente, coraggioso, potrà aiutarci a resistere durante la permanenza nel bozzolo quando ne sentiamo l’asfissia, quando siamo esausti per gli sforzi di uscire, quando siamo delusi e preferiremmo lasciar perdere o perdere la vita stessa piuttosto che soffrire ancora.

Purtroppo invece capita di ritrovarsi degli accompagnatori casuali o frettolosi che non riescono a cogliere la profondità della vita e della storia di chi incontrano, vedono solo ciò che appare, come la punta di un iceberg, e ignorando la presenza e l’importanza di ciò che non si vede, non si sente e non si sa, non ci permettono di crescere e vorrebbero farci bruciare le tappe.

Pur  “con gesti di gentilezza” o credendo di fare il meglio per noi, si sostituiscono a noi e non ci fanno prendere la parti che ancora ci mancano per diventare farfalla o peggio ancora decidono di tappare il buco; non capiscono che il tempo che occorre alla “trasmutazione” è un inedito Kairòs e che il loro aiuto superficiale non ci permetterà di raggiungere il nostro massimo empowerment. Ci costringeranno invece a uscire dal bozzolo a loro piacimento aprendolo con il temperino e ci ritroveremo così “con un corpo rattrappito e con le ali poco sviluppate” che non ci permetteranno mai di volare in alto nel cielo e di esprimere pienamente ciò che solo noi siamo.

Solo le difficoltà, i problemi, la fatica, gli ostacoli da superare possono farci attraversare il viaggio specifico e inedito che madre metastoria ha per noi nella sua gravidanza terrestre per farci diventare splendide, feconde e variopinte farfalle metastoriche.






Per me è stato bellissimo riconoscere in questa metafora del bozzolo e della farfalla la fase in cui mi sento di essere, la strada che ho fatto e le difficoltà che ho incontrato e sentire, neanche tanto in fondo, che il viaggio trasmutativo continua, che ci saranno altri bruchi, altre crisalidi da accompagnare e bozzoli da aprire… 

A tutti buon viaggio trasmutativo!

Margherita Citton
 

giovedì 13 giugno 2013

Troia (FG), giovedì 13 giugno 2013. FONDAZIONE NUOVA SPECIE: IL SALTO PRECIPIZIALE DOPO FANO. Comunicazione del Dr. Mariano Loiacono.

  FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia
 



FONDAZIONE NUOVA SPECIE:
IL SALTO PRECIPIZIALE DOPO FANO.



In continuità con la mia lettera del 27 aprile u.s. dal titolo Fondazione Nuova Specie: facciamo tutti un salto precipiziale?”, ho pensato di inviarne un’altra sia per specificare meglio in cosa possa-debba consistere questo salto precipiziale, di cui ho parlato recentemente a Fano, sia per dissipare dubbi e libere interpretazioni, emerse specie in persone che conoscono poco me e la mia storia e si riferiscono molto a criteri umanoidi.

Con la mia forzata andata in pensione, per salvaguardare l’apertura del Centro di Medicina Sociale di Foggia, si è chiusa una fase storica di alcuni decenni in cui, da parte della Fondazione, è stata privilegiata la sperimentazione del Metodo alla Salutequale strada alternativa per affrontare il disagio diffuso e liberare tante persone, soprattutto giovani, dalle crociate chimiche imperanti. Purtroppo, come sapete, l’apertura del Centro non è garantita dopo il 31 gennaio p. v. e attualmente si vive in precarietà. Per cui, in una prospettiva di non disperdere questo importante e unico patrimonio, al quale sono legate anche le iniziative dell’Associazione Koilos e dell’Associazione alla Salute Foggia, c’è da raccogliere fondi-donazioni per pensare ad eventuali alternative organizzate direttamente dalla Fondazione, qualora continui  l’insipienza regionale, sin qua dimostrata, e il Centro venga chiuso. Personalmente non ho mollato e sto continuando a bussare alla porta della giunta Vendola. Il 17 maggio ho fatto pervenire, via PEC, alla segreteria particolare e gabinetto del Presidente Vendola la seguente e-mail:

Caro Nichi, 
sono Mariano Loiacono e ti scrivo in qualità di Presidente della Fondazione Nuova Specie, in quanto dal 1 marzo u.s. sono in pensione come direttore del Centro di Medicina Sociale di Foggia. Ho atteso questi due mesi, prima di ricontattarti, anche per i tuoi impegni pre ed elettorali.
Il motivo della presente è semplice.
Mi sono giunte notizie, da parte delle persone di SEL che ti hanno contattato nei tuoi tour in Romagna, Marche e Toscana, che nutri perplessità circa la quarantennale sperimentazione che ho portato avanti in un servizio pubblico per curare, col “Metodo alla Salute” e senza psicofarmaci, migliaia di persone provenienti da tutte le regioni e da alcune nazioni europee, dopo loro fallimentari trattamenti con metodologie tradizionali. Mi pare che le perplessità, da te manifestate, sono state del tipo: “Potrebbe trattarsi di un nuovo caso Di Bella”, “Non esistono pubblicazioni su riviste scientifiche”, ecc.
Ti chiedo un incontro personale per delucidarti meglio il valore innovativo e diffusivo della suddetta metodologia, da tanti ritenuta fiore all’occhiello della Regione Puglia, per progettare possibili iniziative rivolte a migliorare la cura di tante persone psichiatrizzate e psicofarmacologizzate a vita. Ne gioverebbe, oltre alla spesa sanitaria, la crescita della rete territoriale, la crescita della salute individuale e collettiva.
Con stima,
Mariano Loiacono”.

Ovviamente, fino ad oggi non ho avuto nemmeno il ritorno di lettura della e-mail.

Se ci sono persone in grado di intervenire su questo politico benpensante o hanno soluzioni alternative per non far chiudere “il Metodo alla Salute” intensivo, nell’eventualità della chiusura del Centro, si facessero avanti con opere di bene, anche per compensare i miei limiti e le mie inefficienze. Ribadisco che pensare a locali e personale per una fase intensiva del Metodo, a carico della Fondazione, richiederebbe tante risorse finanziarie e tante donazioni; finora le donazioni hanno prodotto circa seicentomila euro, di cui 250.000 vincolati dalla Prefettura per ottenere il riconoscimento di personalità giuridica.

È lapalissiano che con circa 400.000 euro non si va da nessuna parte. Ricordo che, pur meritandomelo sul campo e avendolo chiesto espressamente in più occasioni, ancora la Fondazione non dispone di locali propri per continuare le attività specifiche ordinarie e territoriali. Per raggiungere questo semplice e iniziale obiettivo occorrerebbero tanti soldi. Ho già pubblicamente comunicato, da molti mesi, che ho accantonato il progetto di costruzione del Villaggio Quadrimensionale sul terreno messoci a disposizione del Comune di Troia perché occorrerebbero più di due milioni di euro

Inoltre, per favorire la crescita delle Associazioni regionali, ho deciso di non centralizzare le attività in una unica sede e di far girare per le varie regioni i corsi di formazione e le settimane intensive, sobbarcandomi prevedibili oneri di vario tipo senza soluzione di continuità quanto a energie profuse. In più, da queste attività presenziate e sostenute prevalentemente da me, cerco di far scaturire soldi da versare alla Fondazione per conto delle Associazioni organizzatrici, pur essendo attività che potrei svolgere direttamente come Fondazione.

Questi sono i nodi, riguardanti il “Metodo alla Salute, che sono emergenti e incalzanti a breve. Non essendoci finanziamenti pubblici, se non arrivano donazioni, si chiuderà l’esperienza intensiva del “Metodo alla Salute” che ha dato tanta speranza, prospettive e crescita a migliaia di famiglie in questi anni. La chiusura della rivoluzionaria esperienza avverrebbe proprio adesso che sono aumentate a dismisura le persone che richiedono il trattamento col “Metodo alla Salute”, mentre  le altre metodologie tradizionali segnano il passo e stanno in burn-out.

La mancanza di fondi-donazioni sta facendo segnare il passo anche nei progetti avanguardistici nel campo delle cosiddette “psicosi” e sta impedendo di far decollare progettualità più avanzate che potrebbero accelerare l’efficacia e la diffusività del “Metodo alla Salute”.
Ovviamente, se ci sono persone in grado di intervenire su queste emergenze o hanno soluzioni alternative, si facessero avanti con opere di bene.

Il vero “salto precipiziale” della Fondazione riguarda, però, la crescita di progetti all’interno della scuola, della multi etno-culturalità, della ricerca dei “me.me.” (mediatori metastorici), dell’insieme femminile-maschile, dei globcettori di nuova specie, delle kosmopoli del terzo millennio, ecc. Ovviamente, da anni facciamo progetti da far finanziarie da parte di Enti o Fondazioni prestigiose ma ancora non ne abbiamo avuto finanziato nessuno. Oltre alla nostra possibile inesperienza (ma molti sono stati fatti in collaborazione con Giorgio, uno dei massimi esperti nazionali di progetti), c’è sicuramente il fatto che si tratta di progetti troppo avanzati per essere valorizzati dalle istituzioni esistenti che ancora non hanno occhi per vedere il nuovo.

Ovviamente, se ci sono persone in grado di intervenire in questi ambiti progettuali e farli finanziare, si facessero avanti con opere di bene. In attesa, se si vuole, bisogna provvedere con donazioni da parte di chi ci crede.

Infine, ma non ultimo come importanza, c’è tutto il lavoro di salvaguardia, riconversione digitale, archiviazione, rielaborazione e utilizzazione del vastissimo materiale audio-video-fotografico-cartaceo che si è accumulato in quarant’anni. Anche qui la predica finisce allo stesso modo: se ci sono persone in grado di intervenire in questi ambiti progettuali e farli finanziare, si facessero avanti con opere di bene. In attesa, se si vuole procedere, bisogna provvedere con donazioni da parte di chi ci crede.

Penso di aver dato buoni elementi di riflessione ai pochi malepensanti-malericonoscenti che si chiedevano che fine facessero i (pochi) soldi della Fondazione. A parte la poca fiducia in me e nella mia storia, costoro sono ancora fermi ai soliti criteri umanoidi per i quali sono convinto ancora di più che è necessario il Progetto Nuova Specie.

A Fano ho chiesto a tutti di pensare a una donazione: non è questione di quantità, bastano anche dieci euro al mese, come segno concreto per dimostrare di tenerci alla Fondazione e al suo Progetto. Non è il motto della Fondazione: “Andò sput u pop’l fa funt’n” (dove sputa il popolo si fa una fontana)? Chi non ha nemmeno una sputacchiata per far crescere il Progetto Nuova Specie e le iniziative che ho elencato è libero di rivolgersi ad altri ambiti di servizi e opportunità. In questo salto precipiziale, per i motivi che vi ho elencato, “A chi ha dato sarà dato, a chi non ha dato non sarà dato”. Io sono il primo donatore con circa quarantamila euro. 

E se si dovesse pagare la mia professionalità ed alta competenza e innovatività soprattutto negli eventi di “code-storming” personalizzati, unici nel panorama nazionale ed internazionale?

Chi ha orecchie per  intendere, intenda.

Mariano Loiacono

lunedì 10 giugno 2013

Troia (FG), giovedì 6 giugno 2013. DIARIO DI BORDO DI FRANCESCA. A SCUOLA E NON SOLO...

MEMORIA STORICA,
VIVA ED
EMOTIVA




DIARIO DI BORDO
DI UNA FUTURA MAESTRA
DI NUOVA SPECIE.



Giovedì 6 giugno 2013
Ore 7.45

Dopo un lungo periodo di intense attività in diversi ambiti (scuola, università, San Raffaele, casa), questa è la prima mattina che mi sveglio e… non devo correre da nessuna parte. Quasi non mi sembra vero! Ieri è finita la mia breve ma intensa esperienza a scuola. Sono stati solo poco più di 3 mesi ma sono stati davvero intensi, difficili, formativi per me. Provo a scrivere qualcosa di questa esperienza perché sento che mi ha permesso di fare un ulteriore passo in avanti nel mio percorso di crescita.

Sono approdata a questo nuovo lavoro con l’entusiasmo di chi ha appena saputo che potrà realizzare un sogno. Lavorare nelle scuole come insegnante è sempre stato il mio desiderio sin da piccola. Spesso con le mie sorelle o con i vicini giocavo a “fare la maestra” e, se mi chiedevano cosa volevo fare da grande, rispondevo senza esitazione: la mamma e la maestra. 

Probabilmente mi attirava l’idea di poter “entrare” nelle vite di tanti bambini insegnando qualcosa. Forse desideravo semplicemente avere un ruolo che mi facesse provare la meravigliosa sensazione della gratitudine degli altri nei miei confronti per quello che facevo e mi facesse finalmente sentire quell’importanza che non mi davo ma che tanto desideravo. Boh! Non so cosa mi spingeva davvero a desiderare così tanto quel ruolo. Sapevo solo che invidiavo molto la mia maestra perché aveva il potere di gestire e modificare le vite nostre e di sentirsi tanta gente attorno che nel bene o nel male voleva entrare in relazione con lei. 

Nonostante questo desiderio, però, alla fine non ho scelto la via dell’insegnamento. Per una serie di coincidenze, mi sono ritrovata a Roma a studiare Scienze dell’Educazione per avere alla fine tra le mani il titolo di educatrice. Però, come dice una famosa canzone, “Certi amori non finiscono. Fanno dei giri immensi e poi ritornano…”. Il desiderio di fare la maestra continuava a rimanere dentro di me. Ed ecco l’opportunità: poco prima di laurearmi avevo sentito che il mio ruolo di educatrice non era affatto richiesto al sud e che invece era stata aperta una nuova facoltà (Scienze della Formazione Primaria) che dava l’immediato accesso all’insegnamento. Senza pensarci troppo, scelsi istintivamente di cogliere la palla al balzo. Così mentre consegnavo la tesi già mi procuravo la domanda di iscrizione per un nuovo corso di laurea: proprio io che non volevo studiare, proprio io che avevo avuto una forte crisi già durante lo studio del primo esame e che dicevo che l’università non faceva per me, proprio io che ero più attratta dalle relazioni con gli altri, dagli aspetti pratici della vita, insomma proprio io mi ritrovavo a scegliere una nuova facoltà! La vita è davvero strana e imprevedibile! Così mi buttai in quella nuova avventura universitaria con l’entusiasmo di chi sa che sta percorrendo la via giusta per realizzare un sogno

Mi ero ormai rassegnata ad entrare nelle scuole solo dopo aver conseguito il titolo, e invece ecco che la vita mi ha stupita ancora. Per un’altra coincidenza di eventi, mi viene proposto di fare l’educatrice nelle scuole affiancando alunni disabili per alcune ore a settimana come copertura delle ore che il prof di sostegno non copriva. Bingo! Accetto istintivamente senza pensare che devo, contemporaneamente, mantenere il mio lavoro al San Raffaele e i miei impegni universitari per finire esami e tesi. 

Arrivo a scuola con la convinzione che passerò alcuni mesi in una classe delle elementari, vicina ad un bel down (non so perché ma i down mi hanno sempre intenerito). Già pregustavo la bellezza di quel regalo quando… scopro che non starò affatto alle elementari ma in una terza media e che la ragazzina che devo seguire non è né down né tenera: è un’adolescente in pieno periodo di rifiuto degli adulti e soprattutto della mia figura. Tragedia! In quel momento ho sentito le risatine che la Metastoria stava facendo alle mie spalle! Che puttana questa Metastoria! Mi aveva ingannata! O meglio, io mi ero lasciata ingannare. Avevo ingenuamente creduto che le cose dovessero andare esattamente così come io ce le avevo in testa e invece… A quel punto non potevo più tirarmi indietro perciò mi sono buttata in questa avventura con tutte le paure e le delusioni che si possono immaginare.

Il percorso è stato davvero difficile e in salita. Mi sono ritrovata ancora una volta a fare l’ultima cosa che avrei desiderato fare: lavorare con gli adolescenti. Come una “puffo brontolone” mi ripetevo “io odio gli adolescenti! Io odio gli adolescenti! Io odio gli adolescenti”!

L’adolescenza è sempre stata la fascia d’età che mi faceva più paura. Addirittura fino a poco tempo fa mi capitava spesso di fare un incubo che mi faceva svegliare nel cuore delle notte come se avessi appena visto un mostro: sognavo di partorire un figlio già adolescente e io, nonostante il grandissimo desiderio che avevo di poter finalmente avere un figlio tutto mio, urlavo nel cuore della notte "Non lo voglio un figlio adolescente! Non lo voglio"! Avendo vissuto un’adolescenza davvero difficile, l’ultima cosa che desideravo al mondo era ritrovarmi come insegnante-accompagnatrice di una “mandria” di adolescenti!

Ma le novità non erano finite lì. Non solo erano adolescenti ma della peggior specie! Una classe che anche gli insegnanti con svariati anni di esperienza alle spalle, faceva difficoltà a gestire. Un vero incubo! Che differenza fra quel bel down affettuoso e tenero che tanto desideravo e quegli scalmanati con gli ormoni impazziti, pieni di rabbia e aggressività e pieni di rifiuto e delusione nei confronti del mondo adulto! 

A questa già “rosea” situazione si aggiungeva pure il fatto che alcuni insegnanti non vedevano di buon occhio il mio ruolo, quasi fossi arrivata a togliere il posto a qualcuno!

Insomma, proprio un bel regalo!

Ma che potevo fare? Sarei scappata molto volentieri ma il mio senso del dovere non me l’ha permesso. Per cui sono rimasta e ho cercato di fare il meglio che potevo.

La ragazzina che dovevo seguire io (Michela) ha cominciato subito a dirmi che non mi voleva vicino, che non le piacevo, che ero brutta e che preferiva gli altri a me, persino le mie sorelle che non conosceva! Di bene in meglio! Proprio io che ho sempre avuto il terrore che gli altri mi rifiutassero e che facevo salti mortali per evitarlo, proprio io che avevo acquisito la capacità di essere esattamente come gli altri mi volevano e facevo ciò che si aspettavano da me per non deludere nessuno, insomma proprio io cominciavo una nuova esperienza, in cui già mi sentivo fuori posto, con un bel rifiuto netto e sincero! Adesso forse rivedendo la mia faccia di quei momenti riderei ma all’inizio è stato davvero difficile. Volevo scomparire! Anche perché contemporaneamente, mentre lavoravo con i miei mostri interiori” dovevo continuare a mantenere tutti i livelli precedenti: dovevo continuare ad andare a lavoro al San Raffaele, dovevo continuare a studiare, dovevo continuare ad elaborare la mia “fresca” separazione da Andrea, dovevo continuare a vivere. Se avessi potuto scegliere, mi sarei volentieri rifugiata in un letto a dormire per tutto il giorno ma, ancora una volta, il mio senso del dovere e il mio non concedermi di deludere un po’ le aspettative degli altri sugli altri livelli, mi ha costretta ad andare avanti con la sensazione di portare sulle spalle un macigno mille volte più grande e pesante di me. Che fatica! Oggi però mi rendo conto che non stavo semplicemente trasportando un macigno, stavo vivendo una cosa molto più profonda e sacra: stavo vivendo le contrazioni di un parto, stavo resistendo alla voglia di abortire, stavo provando il dolore lancinante della dilatazione, stavo dando la possibilità alla nuova me di venire al mondo, stavo finalmente uscendo dal bozzolo spingendo con tutte le mie forze attraverso un piccolo forellino... 

In questi mesi sono riuscita a interpretare la mia vita grazie al “quadrangolare. Ero partita con un forte angolo alfa che non volevo affatto scomodare. La Metastoria, invece, mi stava portando a sperimentare il triangolo del cambiamento, decisamente più scomodo e difficile ma certamente più appagante (alla fine)!

Ho cominciato la mia avventura scolastica facendo leva sulla cosa che mi riusciva meglio: usare il mio maschile, marcare il mio territorio e far capire “chi comandava”. Ho cercato di impormi anche perché ancora una volta non volevo deludere le aspettative che gli altri insegnanti e anche gli alunni avevano su di me. “Si fa così: io sono la tua insegnante e anche se tu non mi vuoi io sto qua e ti costringo a fare le cose che dico io anche con le minacce se necessario”. Ma come ogni buon psicotico, anche quella adolescente ha cercato di mettere in crisi sin da subito la mia inutile costruzione! Mi ha sfidata più e più volte e io, come fossi un mulo cocciuto, continuavo con il mio bel maschile. Finché un giorno lei ha fatto la mossa vincente: “colpito e affondato”! Innanzitutto quando sono arrivata in classe lei si è spostata di banco lasciandomi sola. L’umiliazione che ho provato in quel momento è stata immensa. Cosa stavano pensando gli altri di me? Non ero nemmeno capace di impormi con una ragazzina. E poi che ci facevo io lì in classe se non stavo vicino a lei? Quale era il mio ruolo? Stavo solo rubando lo stipendio senza fare nulla di produttivo o dovevo solo darle e darmi tempo? Alla fine mi ero convinta che anche lei, come facevano i suoi compagni, aveva diritto a cambiare ogni tanto compagno di banco, a stare con gli amici e non solo con me per cui, per un giorno, ero disposta a farglielo fare. Sentendomi inutile e sola in quel banco e non essendo in grado di vedere oltre il mio angolo alfa, non sono riuscita a trovare altra alternativa che quella di mostrarmi interessata a un suo quaderno. Così ne ho preso uno che aveva sul banco e ho cominciato a sfogliarlo, pur di non dare l’impressione della persona inutile. Non l’avessi mai fatto! Lei ha cominciato a dirmi, dal posto in cui stava, che dovevo lasciare le sue cose e io, quasi come se fossi contenta che la stavo sfidando e che per il momento vincevo io, ho continuato. Fino a che lei non è venuta da me e mi ha strappato non solo quel quaderno ma si è portata via tutta la sua roba. Questo semplice gesto di rifiuto è stato sufficiente a far cadere tutto il mio bel castello di carta. Sono stata malissimo. Mi sentivo lacerata, pronta a scoppiare e con l’immensa voglia di inventarmi un qualsiasi malore e tornare di fretta a casa. Ho cercato di resistere per un po’ ma poi non ce l’ho fatta più e ho cominciato a piangere. Che vergogna! Piangevo come una bambina, senza essere capace di fermarmi, davanti ad una classe intera che, per un minuto, aveva smesso di fare casino e mi guardava incuriosita. Volevo sprofondare! Così sono uscita dall’aula e mi sono rifugiata in bagno per il resto dell’ora. Non volevo più tornare in classe. Volevo andare a casaaa!!! Lo desideravo con tutta me stessa! Avrei dato non so cosa per andarmene, ma quel maledettissimo senso del dovere, mi ha costretta ancora una volta a rimanere in classe. Alla fine dell’ora sono tornata in classe. L’insegnante ha costretto Michela a chiedermi scusa e più gli altri mi degnavano di attenzioni, più il fiume che sgorgava dai miei occhi non accennava a diminuire.

Ho vissuto le ore più lunghe della mia vita. Però oggi capisco che tutta questa lacerazione mi stava spingendo a dilatarmi ancora un po’ e a cercare strategie migliori. Non aveva senso sprecare il mio tempo a fare il guardiano di una che non ne voleva affatto sapere di me. Sono stata malissimo perché un rifiuto più aperto e sincero di quello non l’avevo mai vissuto, però poi ho capito che ero stata una stupida a “suonare sempre la stessa nota”, era arrivato il momento di cambiare musica! La colpa era solo la mia perché non ero stata in grado di capirlo in tempo, non avevo saputo essere intera e molteplice.

Così il successivo giorno di scuola (che per me corrispondeva a quattro giorni dopo. Quei giorni sono stati davvero preziosi perché ho avuto modo di rielaborare, stare male e cercare alternative migliori anche con l’aiuto di altri), sono andata da lei e le ho detto che avendo capito che lei non  mi voleva vicino, per un periodo di tempo ero disposta a fare la “viandante: ogni giorno che arrivavo in classe lei doveva scegliere il compagno vicino al quale dovevo sedermi. Questo girovagare è stato importate, anzi, “molto importantissimo” perché mi ha permesso di entrare in relazione con il resto della classe. Mi ero fossilizzata troppo sul mio stupido ruolo e non riuscivo ad andare oltre. Entrare in relazione con gli altri adolescenti è stato un vero dono, un regalo che non potrò dimenticare. A dimostrazione del fatto che il negativo, quando siamo troppo chiusi nelle nostre convinzioni, è l’unico modo per farci cambiare rotta, per dirci che è tempo di sperimentare cose diverse, se solo riusciamo ad accoglierlo come un segnale e non come una “punizione divina”. In questo riconosco che sono stata brava anche io. Mi sono lasciata interrogare e modificare dagli eventi e sono andata avanti senza mollare. Girando girando, mi sono dovuta confrontare con “gli ormoni impazziti” dei ragazzi, con la loro aggressività (altro punto mio debole), con le crisi esistenziali delle ragazze (che troppo spesso mi riportavano alle mie crisi adolescenziali e riportavano a galla ferite forse mai rimarginate).

Ho visitato e conosciuto mondi interiori diversi, sentito empaticamente su di me le sofferenze degli altri, le loro gioie, i primi amori, le prime delusioni… mi si è aperto un mondo parallelo!

La conoscenza della sofferenza che molti vivevano nella solitudine del proprio cuore mi ha spinta a fare qualcosa che ritenevo impensabile per me: ho chiesto all’insegnante di italiano di concedermi qualche ora con la classe o almeno con un piccolo gruppo per affrontare degli argomenti che sentivo avrebbero un po’ sbloccato delle vite ferme e ingabbiate. Desideravo donare alcune delle mie scarse competenze metastoriche per permettere ad alcuni di transitare. Le resistenze dell’insegnante sono state tante. Mi disse che non capiva cosa volessi dire a quei ragazzi, non si fidava di me né voleva lasciarmi sola con loro per paura di una eventuale “catastrofe” che sarebbe potuta accadere a qualcuno di loro. E poi, di chi sarebbe stata la responsabilità se fosse successo qualcosa? Cosa avrebbe detto la preside se avesse saputo dell’accaduto? Tutte paure inutili che rischiavano di far abortire il mio debole tentativo di fare qualcosa del quale io stessa dubitavo. Alla fine “l’uomo (anzi donna) del Monte ha detto ”. Ma ad una condizione: oggi o mai più! Così mi sono ritrovata su due piedi a inventare come condurre quello che io speravo potesse diventare un mini-cerchio magico con l’aiuto anche di qualcuno esterno. Non mi sentivo capace di fare tutto da sola, ma che potevo fare? Prendere o lasciare! Sentivo che era una cosa buona per me e per loro e così ho accettato e mi sono buttata! Mi aveva concesso solo il gruppo delle ragazze e solo un’ora. Ovviamente, la scusa per fare questo incontro era stata Michela. Avevo detto alla prof. che come educatrice volevo affrontare con alcune sue amiche il tema dell’integrazione per aiutarla a integrarsi meglio con il resto della classe. La verità invece era che, girovagando, avevo avuto modo di conoscere soprattutto la situazione di una ragazzina e volevo con tutta me stessa darle una mano perché sentivo che sarebbe bastato poco per rimettere la vita in circolo. Ovviamente anche in quella occasione Michela ha cercato di boicottare ciò che io facevo, ma questa volta avevo dalla mia parte tante alleate che hanno saputo gestire le sue spinte distruttive molto meglio di come sarei stata in grado di fare io. Mi do merito del fatto che, nonostante il pochissimo tempo e nonostante le distrazioni di Michela, sono riuscita a scendere subito in profondità e a toccare le corde più basse di ognuna di loro. Alla fine piangevamo tutte, me compresa, anzi, me per prima. Infatti prima di cominciare mi ero detta che se anche avessi pianto non dovevo farmene una colpa (come invece avevo sempre fatto a partire dalla mia adolescenza). Anzi probabilmente avrei aiutato anche loro a non aver paura di manifestare i loro sentimenti. E così è stato. In quella breve ma intensa e sacra ora, sono venuti fuori tutti i dolori e le paure di ognuna di loro. Si sono raccontate e hanno detto cose che mai avevano detto a quelle amiche di classe. Pur con difficoltà sono riuscita a fare teoria e ho sentito che un po’ questo le aveva alleggerite e aveva anche creato le premesse per costruire un buon rapporto con me e fra di loro.

Anche  Michela ha cominciato così a relazionarsi con me. Vedeva che avevo un buon rapporto con gli altri e ha desiderato essere come i suoi amici ed entrare in relazione anche con me. Il suo rifiuto, però, non è terminato magicamente. E’ proseguito per tutto il resto dell’anno anche se in modo più blando e inconsistente e alternato sempre di più a momenti in cui desiderava il mio corpo e la mia attenzione.

Dopo quell’incontro, le ragazze mi hanno chiesto di andare al cinema insieme. E’ stata anche quella per me un’esperienza importante e bella perché ho potuto vivere alcune parti adolescenziali che non sono riuscita a vivere durante la mia adolescenza.

Non riesco adesso a riportare tutto quello che è successo, tutte le difficoltà che ho dovuto provare, tutti i nodi che ho dovuto affrontare. So solo che è stato un anno ricco, molteplice, significativo, durante il quale non ho mai sentito l’assenza della Metastoria. Mi ha accompagnata per mano, mi ha creato le condizioni per poter procedere anche nelle difficoltà. Mi sono affidata e lei non mi ha mai delusa né abbandonata.

Ieri, il mio ultimo giorno di scuola, il mio cuore si è riempito di tutto l’affetto che buona parte della classe ha saputo dimostrarmi. Mi hanno regalato disegni, canzoni, abbracci, sorrisi, parole dolci, promesse…

Adesso sento finalmente spuntare le mie ali variopinte che testimoniano la mia nascita in ciò che solo io sono. Il viaggio non è finito e nuovi bozzoli aspettano di essere bucati e aperti, ma per il momento mi godo il meraviglioso spettacolo di quella che sono diventata.

Fra poco più di un mese conseguirò anche la seconda laurea e (forse!) potrò finalmente fare la maestra ma con una nuova consapevolezza, con nuove capacità e senza il peso di nodi antichi che sento di aver affrontato in questi lunghi mesi.

Il triangolo del cambiamento non è affatto facile, ma arrivare ad un nuovo “π” non ha prezzo. Soprattutto sento che è stato difficile l’angolo gamma perché io sono portata a credere che capire una cosa sia uguale a saperla fare. Fosse stato per me, dopo aver capito che Michela non mi voleva e aver cambiato strategia, l’esperimento poteva finire lì. Per la serie “l’ho capito, mo basta”. La difficoltà, invece, sta nello sperimentare concretamente, giorno dopo giorno, quello che hai capito solo razionalmente. Sporcarti con le nuove verità, provare, cadere e riprovare ancora. Superare i momenti di scoraggiamento. Saper andare avanti nonostante tutto. Non solo! Non fossilizzarsi nemmeno nelle cose appena comprese ma sapersi modificare continuamente. Rispetto alla mia esperienza, dopo un po’ di “vagabondaggio” ho dovuto capire che non aveva senso continuare così all’infinito perché io dovevo “chiudere il cerchio” e tornare con lei. Andarmene da lei doveva solo essere una strategia per ritornarci successivamente in una maniera rinnovata. Tutto questo lavorio sfiancante, mi ha portato a ridimensionare molto il mio angolo alfa, a imparare a non organizzare mentalmente tutta la realtà ancor prima di viverla. Ho imparato il prezioso significato di “un giorno alla volta”. Andavo a scuola sapendo che le variabili erano tante e non aveva senso “aspettarmi” qualcosa che avevo già costruito nella mia mente. Poteva accadere tutto e il contrario di tutto. Cercavo solo di fidarmi della mia nuova capacità di affrontare gli eventi così come si presentavano.

Oggi sento che ancora sono rigida e ingessata su molti aspetti e so “giocare” poco con le varie parti, ma certamente un po’ di “gesso” l’ho smaltito. Piano piano alcune parti stanno riprendendo a muoversi. 

Giusto un anno fa stavo cominciando a chiudere un cerchio ormai svuotato di significato e che anzi bloccava tutte le spinte che mi portavano a crescere. Oggi, pur ringraziando Andrea per il ruolo che ha svolto nella mia vita, mi sento rinnovata e soprattutto sento di aver ripreso in mano la mia vita facendo la difficile ma necessaria scelta del viaggio

Francesca L.

domenica 9 giugno 2013

Foggia, mercoledì 29 maggio 2013. SUPERVISIONE DI RICCARDO AL CMS DI FOGGIA.

 
FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia




SUPERVISIONE
DI RICCARDO PROSSIMO
AL CENTRO DI MEDICINA SOCIALE
DI FOGGIA



Mercoledì 29 maggio abbiamo celebrato la Nascita alla Vita a cielo aperto di Riccardo Prossimo, dopo 9 mesi di gravidanza all’interno dell’Utero del Centro di Medicina Sociale e delle case ad esso collegate.
 
Riccardo è un ragazzone di Milano, approdato al Metodo alla Salute in seguito al disagio manifestato dalla sorella.
 
Dopo questi 9 mesi intensi Riccardo sente di aver acquisito competenze per stare nella Vita in maniera più intera, meno frantumata, anche perché adesso lo aspetta la sua terra natia, Milano, dove dovrà necessariamente mettere in pratica quello che ha acquisito all’interno di questo Utero, con la consapevolezza però delle difficoltà che ogni territorio  presenta. Non sarà facile entrare in un contesto come spirito metastorico e penso che nella propria terra uno si mette veramente alla prova con i propri limiti, ma anche capacità.


Infatti da molte persone è emerso tutto il positivo che Riccardo ha messo fuori in questo periodo, con sincerità, devozione, umiltà, capacità di saper giocare, alleggerire, saper fare teoria. Sono tante le qualità di Riccardo che potrebbero perdersi, smarrirsi se non si collegano ad una profondità della Vita che ci alimenta, anche nel negativo. E’ questo che Riccardo dovrebbe più contemplare nella sua Vita e che forse ha iniziato a sperimentare con il Metodo alla Salute. Oggi purtroppo partiamo da una Vita molto frantumata, in tanti contesti e Riccardo sarebbe stato uno dei tanti ragazzi come me che si sarebbero persi in questo mare di disagio… io spero che partendo dal suo disagio che sta risanando, Riccardo riesca ad essere un enzima per altri ragazzi della sua terra che potrebbero fare o stanno facendo una brutta fine, perché anche così si cresce e si esce dal nostro disagio, quando riusciamo ad essere enzima per gli altri, ad entrare nella non-vita e portare la nostra vita, il nostro positivo o viceversa.
 
Adesso non voglio soffermarmi sul negativo che è emerso durante il pomeriggio, penso che Riccardo lo ha riconosciuto e su quello la Vita lo aiuterà a lavorarci se Riccardo avrà fiducia di starci e di essere accompagnato, l’importante è che con la sua lampada, che è una bella lampada, Riccardo saprà affrontare il buio del suo salto per poi incontrare altre stelle.
 
Bello e commovente è il legame con la sorella Marta, che ha saputo dar valore ai passi del fratello e sicuramente lo aiuterà in questo nuovo viaggio che la Vita gli metterà davanti.
 
Come anche è stato detto nella teoria globale, spero che incarni il tuo nome, Riccardo, che viene dal germanico RicHard che significa "re", "condottiero" (ric) "forte", "valoroso" (hard), e questa forza la acquisisci  solo sul campo, combattendo.
 
La supervisione si è conclusa con un bel rito pensato da Imma in cui abbiamo benedetto Riccardo con il fango della terra dei luoghi dove Riccardo è  nato e cresciuto, la terra come simbolo di umiltà e l’acqua come simbolo di fluidità, capacità di infiltrarsi, mescolarsi con armonia con altri elementi, senza distruggere, ma modificando e ridando vita alla materia stessa.


Chiudo con un pensiero scritto da Imma per il rito:

Ti auguro di far sentire ai tuoi amici che c’è qualcosa di buono e di magnifico anche in loro.
Ti auguro di ritrovare sempre il lato positivo delle cose e di continuare ad aire per il meglio.
Ti auguro di dedicare più tempo a te stesso.
Ti auguro di essere più forte della paura, più nobile della collera e più felice da prevenire l’ansia.

Avanti tutta per questa tua nuova avventura fuori dall’Utero,
 
Filippo
 

venerdì 7 giugno 2013

Cesena, lunedì 20 maggio 2013. L'ASSOCIAZIONE ALLA SALUTE ROMAGNA RINNOVA IL SUO DIRETTIVO.

 
FONDAZIONE NUOVA SPECIE ONLUS
Registro Persone giuridiche n. 429
Prefettura di Foggia






Una grande energia che ora 
deve essere convogliata 
nella giusta direzione... 
L'ASSOCIAZIONE ALLA SALUTE ROMAGNA CAMBIA DIRETTIVO.



Serata elezioni per il direttivo dell’ Associazione alla Salute Romagna.
 

Purtroppo siamo arrivati in ritardo e ci siamo persi le barzellette senza precedenti di Elia Zamagni! 

L’assemblea è cominciata con Dario che ha esposto il suo pensiero riguardo al suo trascorso da tesoriere nell’Associazione. Dopo aver sottolineato i dubbi provati nel lasciare questo ruolo ma anche l’importanza di tale passaggio nella propria vita personale ha concluso facendoci ascoltare una canzone commovente di Jovanotti, proponendola come possibile momento di accompagnamento musicale per i futuri Gruppi alla Salute.

Poi hanno preso la parola i componenti del vecchio direttivo. Tutti quanti hanno espresso la loro gioia per i vissuti che questi ruoli hanno comportato durante i 3 anni di candidatura senza tralasciare anche l’impegno e le difficoltà che hanno dovuto attraversare nel corso di questa esperienza.

Ognuno poi ha espresso la propria convinzione a non volersi ricandidare tranne Anna Maria che ha manifestato la sua disponibilità in caso ci fosse bisogno.

A  questo punto, Marinella che ha condotto la serata in modo molto equilibrato, ha invitato i candidati al nuovo direttivo a farsi avanti. 

Le persone che hanno preso la parola sono state nove. Davide, Martino, Anna Maria, Serena, Daniela e Meris hanno dato la disponibilità per assumere un ruolo attivo all’interno del direttivo. Max, Sonia ed Io, invece, abbiamo espresso il desiderio di dare una mano senza voler figurare tra i primi cinque eletti che costituiscono il direttivo permanente.

Così siamo giunti alle votazioni dove Io, Marinella e Nicola Senzani abbiamo svolto la funzione di scrutatori e siamo giunti all’assegnazione delle cinque cariche del direttivo. Dopo un dibattito perdurato fino oltre la mezzanotte le nomine sono risultate essere le seguenti:

  • Davide Morri come nuovo Presidente
  • Martino Colicchio come Vicepresidente
  • Daniela Santi come Tesoriere
  • Serena Santi come Segretario
  • Meris Polidori come Consigliere
  • Annamaria Coppolillo e Massimiliano Guiducci sono figurati, per numero di voti presi, come i primi consiglieri “non eletti” (sesta e settimo).

Un ringraziamento particolare va a Daniela Loiacono che ha diretto la parte burocratica  durante tutta la serata.

Per quanto riguarda la serata, in generale si respirava una grande energia che ora deve essere convogliata nella giusta direzione per permettere a questo nuovo direttivo di spiccare il volo. Ho sentito anche che, come in tutte le cose, non saranno solo rose e fiori.

Per quanto riguarda me, Enrico, è stato un momento molto importante perché c’era Martina che mi ha aiutato ad affrontare la serata e c’era anche il mio.... "magone" che mi ha permesso di esprimere le emozioni riguardo all' interesse per l’Associazione e alla volontà di farne parte!!

La Martina è d’accordo con il mio sentire riguardo la serata e mi ha fatto piacere conoscere meglio Nicola perché, sin dalla prima volta che l’ho visto mi è sembrato un ragazzo simpatico e quando prende confidenza è di piacevole compagnia.

Un ultimo pensiero lo rivolgo a Daniela Santi: sono contento che sia entrata a far parte del direttivo perché ho avuto la sensazione che lo desiderasse molto!

Viva l’Alsa Romagna!

Martina Budellini ed Enrico Morri